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Venezia pag. 1 2

 

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Nelle isole è tutto un labirinto di strade e vicoli (calli, rughe, callette, rii di terra) e piazzette (campielli). La città è collegata alla terraferma da un grandioso ponte ferroviario e stradale. Il clima, anche per la vicinanza al mare, è mite ma anche molto umido e con frequenti nebbie nel periodo autunnale. Notevole è il turismo (famoso il carnevale) sia per la città di Venezia, che per il rinomato Lido. Alcune manifestazioni folcloristiche e di rievocazione storica, come il Carnevale o le regate storiche che si tengono tra giugno e settembre, richiamano numerosi turisti da ogni parte del mondo. Importanti sono pure le manifestazioni culturali e artistiche come la Biennale d'Arte, la Mostra del Cinema, il premio letterario a Campiello, il Festival Internazionale di Musica e di Prosa.

Storia. Le origini di Venezia, risalgono al VII sec., quando molti popoli si rifugiarono nelle isolette dell'Adriatico per sfuggire alle invasioni degli Unni e dei Longobardi. All'inizio i Veneziani erano sotto la giurisdizione bizantina dell'esarcato di Ravenna, ma, dopo il crollo di questo, nel 751, rimasero indipendenti anche se sotto la sovranità di Bisanzio. Erano governati da un magistrato eletto dalla popolazione locale, detto doge. Già nel sec. XI, Venezia era ricca in denaro e uomini e inoltre si trovava in una posizione invidiabile: intermediaria fra Oriente e Occidente, trovò nel commercio la sua ragione di vita. Il patto franco-bizantino del 984 riconobbe l'autonomia di Venezia e il potere dei dogi. Ma i Bizantini riconobbero ufficialmente l'indipendenza di Venezia con la bolla d'oro del 992. Tra la fine del 900 e l'inizio del 1000, Venezia iniziò una politica di espansione sia per la necessità di reperire viveri e materie prime, sia per la sopravvivenza della stessa città. Così Pietro II Orseolo (992-1009) stabilì il predominio di Venezia sulla Dalmazia e poi sull'Adriatico, assumendo il titolo di «duca di Dalmazia e Croazia». Nel 1082 per aver aiutato Bisanzio ad impedire l'affermazione dei Normanni nelle Puglie e nell'Epiro, ottenne ampi privilegi commerciali. Da Enrico IV ottenne, per aver la città mantenuto la sua neutralità durante le lotte per l'investitura, la libertà di traffico tra Italia e Germania (1095). Dopo l'assassinio del doge Michiel (1172) per evitare che nel futuro altri episodi del genere potessero verificarsi, Venezia istituì i pregadi (divenuti nel XIV sec. senato) e il Maggior consiglio, con compiti esecutivi che limitavano il potere del doge e che davano alla città un governo di tipo repubblicano. Si perfezionò in questo periodo la costituzione politica veneziana, che fu cosa mirabile: Venezia nei secoli sarà sempre retta da una forma di governo armonica e ottima, in cui l'Assemblea popolare delegava i poteri a un ristretto consiglio e limitava i poteri del doge, impedendo a Venezia di diventare dittatura. Rivalità commerciali e di potenza misero contro Venezia le altre repubbliche marinare, Pisa e Genova. Le lotte con Pisa finirono presto; quelle con Genova durarono invece dal 1258 al 1298 (I guerra) e poi (II guerra) dal 1350 al 1381 e finirono senza risultati notevoli per una parte o per l'altra. Durante le lotte fra Impero e Papato, Venezia era rimasta neutrale, anche se all'epoca della Lega Lombarda contro Federico I aiutò i Lombardi. Partecipò alla IV Crociata (1215) e riuscì a conquistare Costantinopoli. Nel 1250 Venezia era ricca, bella, fiorente d'opere d'arte e di traffici, in ottimi rapporti con il mondo musulmano. Nel 1297 Venezia istituì alcune misure di politica interna per garantirsi contro i colpi di mano signorili creando la serrata del Maggior Consiglio (1297) che dava un carattere oligarchico alla Repubblica e il Consiglio dei Dieci (1310), strumento di difesa controle ambizioni papali. Ma nemici potenti, specialmente dal XV sec. si profilavano all'orizzonte: Turchi da una parte e Austro-Ungheresi. Inoltre, gli altri governi italiani erano convinti che Venezia mirasse a impadronirsi dell'Italia: ma Venezia voleva tutt'al più la Romagna, in quanto temeva, da quella parte, un attacco mortale da parte dei Papi. Con i Turchi Venezia dovette sostenere e perdere (Pace del 1479) una prima lunga guerra, che le tolse molti possedimenti d'Oriente. Un colpo mortale all'economia di Venezia fu portato poi dall'apertura al traffico dell'Atlantico, dalla scoperta dell'America, dallo spostarsi dei centri commerciali. Gli Stati italiani, per i motivi cui abbiamo accennato, strinsero la Lega di Cambrai (1508): ma Venezia, benché sconfitta ad Agnadello (1509), seppe abilmente approfittare della discordia dei nemici e ricuperare il perduto: inoltre, mutatasi la situazione, entrò col Papa (Giulio II) nella Lega Santa contro i Francesi. La guerra si concluse con la Pace di Noyon (1516), per cui Venezia ritornò in possesso dei territori di terraferma. Poi i Francesi si allearono di nuovo con V., per poter prendere il Milanese. Dopo il 1514 V. evitò per un cinquantennio di far guerre, attese ai commerci, fiorì di artisti sommi, e fu un centro di libertà dove si dibattevano le più diverse idee filosofiche, sociali, religiose, dove si rifugiavano tutti gli Italiani che dovevano esulare a causa delle loro idee. Ma nel 1569 scoppiò una nuova guerra contro i Turchi (perdita di Cipro). La vittoria della Lega Santa sui Turchi nella battaglia di Lepanto (1571) non diede a V. alcun frutto; il suo dominio era ormai ridotto all'isola di Creta e a poche altre isole. Nel XVII sec. V. dovette sostenere una nuova, lunga (1645-1669) e sfortunata guerra contro i Turchi, che conquistarono Creta dopo lungo assedio dal 1684 al 1699 un'altra guerra contro i Turchi causò dapprima la conquista della Morea (1648) e poi la perdita di essa e degli altri possedimenti dell'Egeo (1718). V. era ormai stremata e incapace di una politica autonoma di difesa: nel 1797, col famoso Trattato di Campoformio, Napoleone cedeva V. all'Austria. Occupata dagli austriaci dal 1798 fino al 1805, la città veniva unita al Regno d'Italia dell'Impero Napoleonico, in virtù del trattato di pace di Presburgo (1805). Nel 1815 veniva annessa nuovamente, con la Lombardia, all'Austria. Nel 1848 anche V. insorse (repubblica di D. Manin), ma fu ben presto sottomessa di nuovo. Nel 1866 entrò a far parte del regno d'Italia. Arte. La piazza maggiore di Venezia è la piazza San Marco, su cui si affacciano la splendida basilica di San Marco, le Procuratie Vecchie e Nuove, la facciata occidentale del Palazzo Ducale, la Biblioteca marciana. Vi è inoltre la piazza del Molo (su cui danno il Palazzo Ducale e quello della Zecca). Le chiese di V. sono capolavori d'arte e ricchissime: gli stili più diversi vi sono fusi e armonizzati: da quello bizantino-orientale-romanico di San Marco, al bel classico della chiesa della Salute. Così i palazzi: Palazzo Ducale, le Procuratie Vecchie e Nuove, i palazzi Pisani, Vendramin, Pesaro, Ca' Foscari, Ca' Pesaro, Grimani, Contarini. Accanto alla V. antica è sorta la V. moderna, nella regione del Lido e di Santa Chiara, e quella industriale di Porto Marghera. Venezia è città ricca d'arte e di monumenti. Vi è innanzitutto la basilica di San Marco compiuta in età bizantina (832) con il campanile del sec. XVI caduto nel 1902 e poi ricostruito. La chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a tre navate del periodo romanico con arche funerarie gotiche e rinascimentali (1246-1430). Dello stesso periodo sono pure le chiese di Santo Stefano, il Palazzo Ducale (1309-1442), la chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari (1338-1430), i palazzi Ca' Foscari, Pisano, Ca' d'oro (1420) mirabili costruzioni di gotico veneziano. Palazzo Vendramin-Calergi (1500-1509), palazzo Corner Spinelli, la torre dell'Orologio o dei Mori (1499), San Michele e San Zaccaria (eseguite da Mauro Coducci) sono di epoca rinascimentale. Di epoca rinascimentale sono i numerosi apporti pittorici di Bellini, Carpaccio, Vivarini, che eseguirono un gran numero di opere per le chiese veneziane. Tra tutte si ricorda principalmente la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Nel Cinquecento il nome di Venezia nel campo pittorico e della scultura fu legato a quello di Sansovino, D. Cattaneo, A. Vittoria, Tintoretto, Tiziano, il Veronese, che molto contribuirono alla decorazione del Palazzo Ducale. Gli interventi architettonici del Cinquecento che trovarono in Palladio uno dei suoi maggiori esponenti sono ben documentati nella chiesa del Redentore, nella basilica di San Giorgio Maggiore (sull'isola omonima), in San Francesco della Vigna. Ancora di questo periodo sono il palazzo Cornaro (eseguito da Sammichieli), la Loggetta del Campanile, la Libreria (eseguite da Sansovino), palazzo Contarini, Procuratie Nuove (eseguite da V. Scamozzi), il celebre ponte di Rialto. Del Seicento la massima figura di spicco fu Longhena che realizzò Santa Maria della Salute e i palazzi Ca' Pesaro, Rezzonico, ecc. Nel Seicento le opere di maggior rilievo furono realizzate da artisti non veneziani come il francese Giusto Le Court che realizzò l'altare maggiore di Santa Maria della Salute, o come il genovese Parodi o il bolognese Mazza ed altri che realizzarono numerose sculture e pitture che ebbero come destinazione le chiese ma soprattutto le case signorili. Nel Settecento G. Massari, B. Macaruzzi, A. Tirali riprendono lo stile del Palladio con le costruzioni della chiesa dei Gesuiti, della Pietà (opere di Massari), della facciata della chiesa di San Rocco (opera di Macaruzzi), della facciata della chiesa di San Vitale (opera di Tirali). Grandiosi artisti come S. Ricci, Tiepolo, Piazzetta realizzarono pale d'altare per numerose chiese tra cui San Giorgio Maggiore, San Filippo Neri, Sagrestia di San Marco (opera di Tiepolo). Ma in questo secolo la novità più importante fu rappresentata dalla decorazione ad olio e a fresco delle volte delle chiese o dei saloni dei palazzi. Tra questi decoratori e pittori si ritrovano: Canaletto, F. Guardì, Bellotto.

Economia. Industrie portanti sono la chimica, le vetrerie, i molini, la meccanica, la metallurgia, i cantieri navali, del vetro, della carta, le oreficerie, le calzature, i mobili, le raffinerie di petrolio, la produzione di fibre artificiali.

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