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Roma pag. 1 2

L'epoca medievale: Catacombe e basiliche protocristiane come San Giovanni in Laterano, S. Paolo fuori le Mura, S. Pietro in Vaticano, S. Maria Maggiore. D'epoca rinascimentale e barocca: chiese: del Gesù, S. Ignazio, S. Susanna, Santa Maria delle Vittorie, S. Giovanni dei Fiorentini, S. Carlo dei Lombardi al Corso, S. Luigi dei Francesi, S. Girolamo degli Schiavoni, S. Maria dell'Anima, S. Ivo, S. Filippo o S. Maria in Vallicella, ecc.; palazzi: Colonna, Farnese, Spada, le due Farnesine, Orsini, i palazzi Capitolini, Palazzo Laterano e Cancelleria, P. Giraud ora Torlonia, Villa Medici, Palazzo Barberini, Casino Borghese, C. descalchi Doria Pamphili, Quirinale, Collegio Romano, Montecitorio (sede del Parlamento), Madama (sede del Senato), Venezia, Massimo, alle Colonne, ecc., Palazzo Bonaparte (ora Misciatelli). D'epoca neoclassica, ottocentesca e moderna: Piazza del Popolo, palazzo Braschi, Banca d'Italia, Galleria d'Arte Moderna a Valle Giulia, Palazzo di Giustizia, Monumento all'Unità d'Italia e Altare della Patria. Morto Pirro, le città greche e gli altri popoli d'Italia che avevano fidato in lui dovettero adattarsi alla pace con Roma che si annettè metà del Bruzio, un terzo dello Stato sannita e vaste zone in Lucania. I suoi costumi, a partire dall'epoca della II guerra punica, si raffinarono ed essa fu lentamente permeata dalla cultura greca. Tuttavia le guerre avevano immiserito le classi medie, quelle dei piccoli proprietari e avevano invece rafforzato i latifondisti che divennero la classe economica più ricca e potente. Cominciarono anche le agitazioni degli Italici per ottenere la cittadinanza e la lotta politica interna si complicò. Il fratello di Tiberio Gracco, il giovane Gaio, si pose a capo degli Italici e tentò di riprendere l'opera di giustizia sociale del fratello così brutalmente interrotta. Ma dopo una serie di effimeri successi il partito graccano fu sconfitto e Gaio preferì farsi uccidere da uno schiavo piuttosto che essere giustiziato dalla reazione trionfante (123). Mentre nell'interno la città era preda di queste lotte, l'esercito occupava trionfalmente un primo lembo della Gallia transalpina e fondava la colonia di Aquae Sextiae. Nel 91 per mano di sicari moriva il generoso Druso di famiglia senatoria, che si era fatto eleggere tribuno della plebe ed aveva preparato un piano di oneste riforme. Ma la sua morte fu il segnale della insurrezione a cui tradizionalmente si dà il nome di guerra sociale. Essa fu sostanzialmente domata nell'89 e Silla, eletto console, pose l'assedio a Nola, ultima roccaforte degli insorti. Le popolazioni italiche che vi avevano partecipato, benchè sconfitte con le armi, ottennero tuttavia il diritto di cittadinanza e gli altri diritti per cui si erano battute. La condotta della guerra fu affidata dal Senato a Silla (88), con grave disappunto di Mario che riuscì ad ottenere che il comando fosse tolto a Silla e affidato a lui. Ricevuta la notizia, Silla col suo esercito che si trovava in Campania, marciò su Roma e la prese, costringendo a cercare scampo nella fuga Mario e i suoi seguaci; s'imbarcò quindi per la Grecia. In sua assenza il partito di Mario rialzò il capo in Roma guidato dal console L. Cornelio Cinna (87). Mario tornò, s'impadronì di Roma , fece strage dei suoi avversari e annullò le riforme di Silla e si fece eleggere console per l'86 ma morì dopo pochi giorni di carica. Silla terminò la guerra contro Mitridate. Nella primavera dell'83 tornò vittorioso in Italia con l'esercito, sconfisse i suoi avversari, i consoli del partito mariano ancora al potere, e prese Roma Egli agì in Roma da dittatore e diede pieno sfogo alla vendetta sua personale e dei suoi partigiani. Ma non compì solo stragi: promosse una profonda trasformazione di tutta la struttura dello Stato romano. Nell'80 depose la dittatura e accettò di essere eletto console per quell'anno. Si ritirò poi a vita privata e morì poco dopo. Riarsero subito le lotte fra i partiti e in queste lotte politiche; si affermò Gneo Pompeo, valoroso ufficiale dell'esercito di Silla, che sconfisse Sertorio, capo dei residui mariani. Nel 73 scoppiò una ribellione di schiavi (guerra servile) che fu domata da Crasso, ma poichè 5.000 fuggiaschi si scontrarono con l'esercito di Pompeo reduce dalla Spagna, questo si arrogò il vanto di avere domato i ribelli e riuscì ad ottenere il premio del trionfo mentre a Crasso fu tributata soltanto l'ovazione. Nel 70 furono eletti consoli Pompeo e Crasso. Subito dopo Pompeo si acquistò nuova gloria militare nella guerra contro i pirati. Ma durante la sua assenza Crasso si volse sempre più verso la parte popolare spalleggiato da Caio Giulio Cesare la cui soverchiante personalità cominciava a farsi notare. Pompeo riuscì ad avere partita vinta (67 a.C.). L'anno successivo il senato affidò a Pompeo il comando della guerra mitridatica fino allora condotta con molta bravura da Lucullo. Pompeo costrinse Tigrane re d'Armenia, alleato di Mitridate, a cedere i suoi domini a Roma, incalzò poi il re del Ponto che piuttosto che dichiararsi vinto si uccise. Impadronitosi di tutto l'Oriente, Pompeo attese allora a riorganizzarlo. Durante questa assenza di Pompeo, Cesare e Crasso, a Roma, benchè sorvegliati dal Senato, organizzavano sempre pi\'fa il partito popolare e non esitarono ad appoggiare segretamente L. Sergio Catilina il quale aveva accettato di far approvare, se fosse stato eletto console, la legge agraria predisposta da Cesare, di portata ben più vasta di quella graccana, che alienava a favore dei reduci di guerra tutte le terre demaniali d'Italia. Ma nel 63 invece di Catilina fu eletto console Cicerone, conservatore e ostile alla legge suddetta. Alla guida dell'impero si ebbero prima i Giulio-Claudi, da Augusto nel 27 a.C a Vitellio nel 69 d.C., poi i Flavi (Vespasiano, Tito e Domiziano) dal 69 al 96; gli Antonini (Nerva, Traiano, Adriano Antonino Pio, Marco Aurelio e Lucio Vero, Commodo, Pertinace, Didio Giuliano) dal 96 al 192. Dal 393 al 476 si ebbero gli imperatori d'Occidente, l'ultimo dei quali fu Romolo Augustolo deposto nel 476. Quando cominciarono a manifestarsi i primi sintomi di decadenza si cercò di porvi riparo, ma i tentativi di riorganizzazione di Diocleziano, di Costantino, di Teodosio con la divisione dell'amministrazione in Impero d'Oriente e d'Occidente, con le leggi sulla successione imperiale, con la sistemazione amministrativa delle province e dei territori, anche se molto meritori e se sul momento ebbero più o meno vivo successo, in definitiva fallirono. Roma aveva cessato di essere una delle capitali dell'Impero già al tempo di Teodosio, materialmente e moralmente la città era assai decaduta dopo i saccheggi del re goto Alarico I (410) e del re vandalo Genserico (453). In breve Milano, quindi Ravenna erano divenute politicamente le città più importanti dell'Italia e dell'Occidente. Con l'istituzione del ducato il dominio bizantino divenne effimero, perchè i duchi, pur prestando giuramento all'Imperatore di Bisanzio, di fatto si dichiaravano e si comportavano da indipendenti. Ma intanto in Italia il regno longobardo sempre più si estendeva e prendeva il sopravvento sui Bizantini. Con Carlo Magno sulla fine del secolo Roma passa non solo di fatto ma anche di diritto sotto il diretto dominio del Pontefice e s'inizia così la storia della Stato della Chiesa. Questo fino alla restaurazione ottoniana del X secolo ed ai successi della prima crociata (1095-1099), in detta da Urbano II. Grandi momenti di gloria per la città si ebbero durante il pontificato di Bonifacio VIII, con la Proclamazione dell'Anno Santo, ed i festeggiamenti per il giubileo del 1300 che richiamarono fedeli da tutte le parti d'Europa. Dal 1309 al 1377 la corte pontificia si spostò nella cittadina francese di Avignone, per Roma fu l'inizio di un periodo oscuro che ebbe termine solo nel 1420 quando Martino V la proclamò capitale dello Stato della Chiesa. In età napoleonica la città visse nuove e gravi turbolenze che si protrassero per tutta la prima metà del XIX secolo. Il 20 settembre 1870 Roma veniva presa dai bersaglieri attraverso la breccia di Porta Pia: la città diventava, dopo un decennio di lotte, capitale del Regno d'Italia.

Letteratura: La letteratura latina, presenta caratteri di notevole interesse. La letteratura delle origini ed arcaica (fino alla morte di Silla, 78 a.C.), è caratterizzata dalle esigenze del popolo latino di esprimere le proprie leggi ed i documenti, pubblici e privati, per iscritto. Roma ebbe un ampliamento dei contatti con nuove civiltà e subì l'influenza della cultura greca. Intanto si differenziavano e caratterizzavano i generi e gli stili, la poesia si apriva all'uso dell'esametro, nella prosa si ebbe lo sviluppo della trattatistica (con Catone); contemporaneamente Nevio e Livio Andronico creavano la tragedia latina e Plauto dava vita ad una commedia vivace ed irripetibile. Il periodo cesariano (78-44 a.C.) vide il fiorire di una letteratura ormai completamente conscia dell'esempio greco e compiutamente latina nei caratteri: Catullo, epigono della poesia amorosa, e Lucrezio raggiunsero le massime vette della poesia. Cornelio Nepote inaugurava il filone della biografia latina e con Sallustio si ebbero i primi esempi di una storiografia autonoma e critica. Nonostante la grandezza di Marziale e Giovenale, di Petronio, di Tacito e di Seneca, uno dei massimi filosofi e pensatori dell'epoca, si sente un mutamento che porterà la letteratura latina a perdere i suoi caratteri peculiari, a divenire linguaggio di diffusione della religione , a trasformarsi nello stile e nella forma per frasi strumento degli scrittori cristiani.

Economia: L'economia attuale vede il prevalere delle attività terziarie, tra le quali dominano il commercio, i servizi, i trasporti, la pubblica amministrazione. Roma è sede dei fondamentali organismi di stato, dei maggiori enti parastatali, dei sindacati, e delle banche più importanti d'Italia. Ci sono le università Statale e Cattolica. Numerosi atenei pontifici, musei e raccolte d'arte. Le attività industriali sono sviluppate soprattutto in periferia (materie plastiche, edilizia, meccaniche, editoriali); notevoli anche le industrie cinematografiche e dello spettacolo.

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