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Storia. Fu fondata forse nel secolo VII o VI a.C. da coloni greci di Cuma, che la chiamarono Neapolis, cioè città nuova, per distinguerla dalla vicina città di Parthenope, pure fondata dai Cumani ma in epoca più antica. Assediata dal console romano Publilio Filone, divenne alleata di Roma, alla quale rimase fedele durante la spedizione di Pirro e nella guerra contro Annibale. Malgrado la distruzione subita ad opera dei partigiani di Silla, la città fu sempre florida economicamente, e divenne molto famosa, oltre che per le sue bellezze naturali, anche come centro culturale d'impronta greca. Nel 493, gli Ostrogoti riuscirono a sottomettere la città senza alcuna difficoltà, ma subì gravi danni durante la riconquista bizantina, tra il 536 e il 533. Sotto il patrocinio dei vescovi si risollevò, fino a crescere in potenza ed imporsi agli stessi Bizantini, che concessero a Napoli un'ampia autonomia, fondata sul diritto di eleggere il supremo magistrato; tale autonomia fece allentare il vincolo dall'imperatore, fino a rompersi del tutto con il duca-vescovo Stefano. Capitale di un ducato per quasi un secolo, riuscì a sviluppare le sue attività economiche e culturali adottando una politica di forza e di accortezza. Ma esigenze contingenti fecero sì che il duca Sergio IV favorisse l'insediamento dei Normanni che, nel giro di un secolo, unificarono la penisola nel regno di Sicilia. Napoli cercò di reagire al dominio normanno che le aveva tolto il ruolo di capitale, che era passato a Palermo, ma Ruggero II le garantì un'ampia autonomia amministrativa, conciliando la popolazione con i Normanni. Alla morte di Guglielmo II, Enrico VI di Svevia intraprese la conquista del regno di Sicilia, ma Napoli si schierò con il suo rivale, il cugino Tancredi di Lecce. Dopo un'eroica resistenza, la città cadde in mano di Enrico, che per punirla demolì tutte le sue mura e tolse ogni autonomia. Dopo la morte di Enrico, la città partecipò alla lotta antisveva organizzata dai papi, accettando il dominio di Carlo d'Angiò. Sotto la dinastia angioina, Napoli riacquistò la dignità di capitale, soprattutto dopo la rivolta dei Vespri Siciliani. Quando passò agli Aragonesi, la città vide rifiorire le attività economiche e culturali, favorite dal mecenatismo dei re. Dopo la morte di Roberto il Saggio, si inasprirono le lotte dinastiche che si conclusero con l'affermazione di Alfonso V, re d'Aragona e di Sicilia. I vari re aragonesi incontrarono varie difficoltà nel farsi accettare dalla popolazione, soprattutto per il fatto di aver portato un gran numero di Catalani nella città che occuparono la maggior parte delle cariche politiche ed economiche. Alfonso V e Ferdinando I non riuscirono ad arrestare le correnti avverse e, nel 1503, alla fine delle guerre franco-spagnole, Ferdinando II il Cattolico prese possesso di Napoli. Durante il regno dei vicerè spagnoli, la città mantenne una formale autonomia, divenendo una metropoli di importanza e fama internazionale. Sotto il peso di un opprimente fiscalismo, Napoli cercò di ribellarsi, dapprima con l'insurrezione di Masaniello e in seguito con un infelice esperimento repubblicano. Il passaggio dalla dominazione spagnola a quella austriaca, non cambiò la formula del sistema dei vicerè, nè le condizioni misere della popolazione che anzi, rimpiangendo il passato, accolse con entusiasmo l'avvento di Carlo III di Borbone, che aveva sconfitto gli Austriaci e si promuoveva come l'instauratore di una nuova dinastia. Con i Borboni, in effetti, si ebbe l'inizio della restaurazione della città a rango di capitale di un regno indipendente e sovrano, con un notevole impulso nel campo politico-amministrativo, monumentale e culturale. La Rivoluzione Francese coinvolse anche la città, che vide il primo esperimento di Repubblica Partenopea, espressione di una minoranza giacobina, senza alcune radici nella popolazione. L'occupazione francese portò al trono prima Giuseppe Bonaparte e in seguito Gioacchino Murat. In questo periodo la città ebbe una nuova amministrazione ed un nuovo incremento urbanistico e culturale, ma ciò non fece dimenticare al popolo, e soprattutto al clero, la vecchia dinastia, costretta a fuggire a Palermo. La restaurazione dei Borboni, decisa al Congresso di Vienna, venne accolta con entusiasmo dalla maggioranza della popolazione, e la città, nonostante lo spirito retrivo e l'inerzia dei re, continuò la sua evoluzione. Partecipò ai moti del 1820-21 e del 1848, e nel 1860 Francesco I concesse una costituzione che anticipava la conquista da parte di Garibaldi e la formale annessione del regno agli stati sabaudi. Da quel momento la storia di Napoli coincide con quella dell'Italia. Tra le benemerenze che ottenne, sono da ricordare le quattro giornate di lotta popolare, dal 23 al 28 settembre 1943, durante la seconda guerra mondiale, che la liberarono dall'occupazione tedesca. Per numero di abitanti, Napoli è la terza città d'Italia dopo Roma e Milano, e la più importante del Mezzogiorno. Favorita da un clima mite e costante, ha avuto un'espansione limitata: solo alla fine del XVIII secolo la città conobbe l'attuale assetto urbanistico ed edilizio, ricoprendosi di palazzi e allargandosi in nuovi quartieri. Tale sviluppo proseguì fino al 1884, quando un'epidemia di colera costrinse le autorità ad attuare ampi lavori di risanamento, sventrando la parte bassa della città e aprendo nuove arterie. Le condizioni disastrose lasciate dalla guerra imposero alla prima amministrazione democratica la definizione di un nuovo piano regolatore che sostituisse quello del 1939. Essendosi perso tale piano, la ricostruzione avvenne in maniera non pianificata, sostituendo agli edifici danneggiati altri di uguale volume. Cominciò la fase di espansione edilizia e il consolidamento di un gruppo di interesse, formato da medi e piccoli imprenditori immobiliari, che trovò espressione politica nel laburismo. Si ricorse al piano del 1935 che prevedeva delle cubature inverosimili, facendo dilagare il cemento. La situazione continuò per tutti gli anni Sessanta, quando venne compilato il piano 167; quando stavano per concludersi i lavori della commissione per lo studio del piano 167, l'amministrazione adottò due varianti del piano del 1939 che prevedevano la grande viabilità, il nuovo centro direzionale, un sistema autostradale per l'accesso alle colline e un colossale intervento terziario, a pochi passi dal centro storico. Lo sviluppo urbano è avvenuto talvolta in maniera irrazionale e pericoloso, in quanto le aeree che il vecchio piano destinava a zone agricole o panoramiche, e quindi non edificabili, sono state coperte dal cemento, così pure gli spazi destinati al verde pubblico. Spesso si è costruito scavando nel tufo, il naturale materiale da costruzione della città, senza prendere alcuna precauzione per conseguenze disastrose come cedimenti, frane o voragini. Tale sistemazione, l'inadeguatezza dei servizi, l'antiquato sistema di fognature, la mancanza di verde pubblico e le scuole sovraffollate si sono rivelati pregiudizievoli nell'estate del 1973, quando scoppiò un'epidemia di colera. Dopo il terremoto del 1980, si propose un progetto di riorganizzazione delle aree esterne della città, che colse l'occasione del terremoto per affrontare alcuni gravi problemi urbanistici dell'area napoletana. La realizzazione del piano venne attuata mediante nuove edificazioni e il completamento e il recupero di comparti urbani degradati. La gestione politica e finanziaria del progetto fu affidata ad un commissario governativo con ampi poteri decisionali e organizzativi. Nel novembre 1994 Napoli ha ospitato il vertice ONU per la lotta contro la criminalità organizzata. Hanno partecipato ai lavori i delegati di ben 141 paesi interessati dalle attività mafiose e determinati a coordinare la lotta contro la mafia.
Economia. Diversamente da altre città italiane, Napoli non risentì le conseguenze dell'unità d'Italia, ma progredì in base alle proprie attività economiche. Le distruzioni belliche e la demolizione di interi quartieri e la costruzione di moderne zone urbane hanno apportato considerevoli mutamenti all'assetto della città. La vera particolarità della città consiste nel contrasto della sua struttura dove, accanto ai palazzi dalle ricche facciate, si trovano numerose abitazioni sovrappopolate, misere e addensate in isolotti separati da piccole vie molto strette. L'agglomerato di Napoli svolge un'importante attività economica, in gran parte dipendente dal porto; distrutto completamente durante la seconda guerra mondiale, è stato ricostruito e dotato di attrezzature moderne. Oltre al traffico turistico, l'attività del porto non ha cessato di aumentare, grazie ad una serie di fattori: l'importanza del suo retroterra che richiede grandi quantità di beni di consumo, il carico dei prodotti agricoli d'esportazione, ma soprattutto l'esigenza di importanti industrie di trasformazione di materie prime pesanti e di costruzioni ferroviarie, automobilistiche e aeronautiche. Rilevanti, soprattutto a Napoli città, le industrie metalmeccaniche e dei mezzi di trasporto, seguite dal ramo del vestiario, del tessile, dell'abbigliamento, della carta, delle pelli, del settore alimentare, della ceramica e del legno. Il suo aeroporto di Capodichino è il terzo in Italia, dopo lo scalo passeggeri di Roma e di Milano. Importante nodo stradale, ha un'intensa attività commerciale, con una sviluppatissima industria alberghiera.
Arte. La città vanta nobili tradizioni culturali: l'antica università, risalente al 1224, l'istituto universitario navale, l'istituto orientale universitario, l'istituto italiano di studi storici, l'istituto di fisica nucleare, il Centro internazionale di studi archeologici Amedeo Mauri, l'osservatorio astronomico di Capodimonte, l'orto botanico e la stazione zoologica con l'acquario. Vi si svolgono caratteristiche manifestazioni annuali come la festa di San Gennaro, il primo sabato di maggio, la festa di Piedigrotta a settembre, la Mostra d'oltremare, tra giugno e luglio, il Luglio musicale a Capodimonte e l'Autunno musicale presso il Teatrino di corte di Palazzo reale. Napoli è anche la patria di numerosi artisti come Bernini, Vanvitelli; musicisti: Leoncavallo, A. Mario; patrioti e politici: Caracciolo, Settembrini, Pisacane, Imbriani, Diaz, De Nicola; artisti di teatro: Scarpetta, Caruso, Totò, De Filippo.
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