Basilicata pag. 1 2
Altri centri principali: Lagonegro, Lauria, Melfi, Miglionico, Pisticci, Senise, Stigliano, Tricarico, Venosa. I comuni della Basilicata sono 131. Aspetto fisico: La morfologia fisica della Basilicata presenta un territorio prevalentemente montuoso (70 %); il 22 % è collinoso e solamente l'8% è pianeggiante. L'orografia è piuttosto complessa ed è composta da varie ramificazioni dell'Appennino Meridionale; si possono tuttavia individuare due gruppi orografici principali: il Cilento e la Basilicata, divisi dal Vallo di Diano. L'appennino Meridionale vero e proprio si estende dal gruppo del Vulture (m. 1.330), di origine vulcanica, fino al gruppo del Pollino (m 2.000). Il terreno è geologicamente interessante in quanto vi sono rappresentate quasi tutte le ere con le relative sedimentazioni e rocce. Numerosi i fenomeni sismici, soprattutto nella zona di frattura del Diano e nelle zone di origine vulcanica. E' piuttosto povera di fiumi, rappresentati prevalentemente da torrenti ad andamento stagionale. I fiumi di maggiore importanza sono il Bradano (Km. 168), il Basento (Km. 149), il Sinni (Km. 94) e l'Agri (Km. 110): sono tutti a regime torrentizio e sfociano nello Jonio. Nella regione del Vulture nasce l'Ofanto che svolge però quasi tutto il suo corso in territorio pugliese. I principali laghi sono il Remmo e il Sirino; numerosi i laghetti di origine vulcanica. Il clima lungo le coste e nelle zone pianeggianti è mediterraneo con minime escursioni termiche; nelle zone interne, data la prevalenza montagnosa, è di tipo continentale settentrionale con inverni rigidi e notevoli precipitazioni nevose. Molto interessante è la flora, ricchissima di elementi tipicamente locali (endemismi) e di specie simili a quelle di altre regioni anche lontane, come la Penisola Balcanica e Iberica. Nelle regioni vulcaniche, vi sono foreste molto rigogliose. Anche la fauna presenta delle caratteristiche locali: il gatto selvatico, l'istrice, il capriolo e il cinghiale. Numerosi i lupi ed i rettili, per lo più di specie innocue. Molte le famiglie di insetti, tipicamente mediterranei, soprattutto nelle zone costiere.
Economia: L'economia è prevalentemente agricola (40 %) ed è scarsamente produttiva anche per l'eccessivo frazionamento della proprietà contadina e per l'esistenza di estesi latifondi (quasi la metà della superficie utile è posseduta da pochi grandi proprietari) che rimangono in buona parte incolti. Diffusa la pastorizia ovina e caprina. L'industria è quasi inesistente, anche per la mancanza di efficienti vie di comunicazione e di porti. Negli ultimi anni sono sorti solo due moderni complessi: quello per lo sfruttamento dei campi etaniferi di Ferrandina (che però alimentano le industrie pugliesi) e un lanificio a Maratea.
Storia: Importanti ritrovamenti avvenuti soprattutto nel territorio di Matera dimostrano che la Basilicata era popolata già nel periodo paleolitico. In epoche storiche si verificò lo stanziamento di tribù osco-sabelliche all'interno e di razze sicule e fenicie lungo le coste; a partire dall'VIII secolo a.C. si ha una immigrazione sempre più massiccia dell'elemento ellenico che, con la sua superiore civiltà, finisce per assorbire l'elemento indigeno e dare alla regione un assetto culturale e sociale mai più eguagliato nella storia. In questo periodo sorgono splendide ed opulente città, centri commerciali famosi in tutto il bacino del Mediterraneo, come Sibari, Eraclea, Metaponto e Pandosia. Nel IV secolo, sotto la spinta delle tribù lucane dell'interno, la civiltà ellenica decade e soccombe. Nel III secolo la regione viene conquistata dai Romani e la sua storia si identifica con quella dei nuovi dominatori; con le invasioni barbariche le fiorenti città e le colture vengono abbandonate, le popolazioni si rifugiano nelle parti meno accessibili; si diffonde ovunque la malaria. A lungo contesa tra Longobardi e Bizantini, la Basilicata riebbe un periodo di relativa rinascita all'epoca di Federico di Svevia, che a Melfi promulgò le Constitutiones, leggi fondamentali destinate a rimanere in vigore per secoli. A partire dal sec. XIV, con il dominio degli Angioini, la Basilicata , frazionata in un grande numero di feudi, tormentata dalle scorrerie piratesche, perde ogni importanza. Nefasto è pure il dominio spagnolo che rende la regione dipendente da Salerno; si sviluppano brigantaggio e lotte sociali su uno sfondo di secolare ristagno. Nel 1860 viene proclamata l'unificazione con l'Italia. Le condizioni rimangono però miserrime: il reddito è il più basso d'Italia e l'analfabetismo raggiunge le medie più alte. Fino a non molto tempo fa l'opera di modernizzazione era stata affidata alle sovvenzioni della cosiddetta Cassa del Mezzogiorno, istituto che ha cessato di esistere nel 1993. Il dialetto attualmente parlato in Basilicata non è omogeneo: si riscontrano molte affinità con l'idioma delle Puglie e degli Abruzzi. Esistono poi vere e proprie isole linguistiche albanesi formatesi a seguito di immigrazioni avvenute nel sec. XV.
Personaggi celebri: Quinto Orazio Flacco, uno dei massimi poeti della latinità, che nacque nel 65 a.C. a Venosa (prov. di Potenza), città che diede, nel 1510, i natali ad un altro poeta, Luigi Tansillo, figura minore ma notevole del Rinascimento italiano. Sempre in provincia di Potenza, a Brienza, nacque nel 1748 Mario Pagano, patriota e insigne criminologo, legislatore della Repubblica Partenopea. A Nova Siri, in provincia di Matera vide nel 1813 la luce Luigi Settembrini, patriota e letterato tra i più appassionati del Risorgimento italiano.
Arte e Letteratura: Varie sono le testimonianze dell'arte classica nella Basilicata, come i templi dorici di Metaponto o le colonne del Tempio delle Tavole Palatine del VI sec. a.C. La regione conobbe però il periodo di massimo apogeo al tempo dei re normanni e svevi: la cattedrale di Acerenza (XI sec.), il duomo di Rapolla (1209) e quello di Matera (prima metà del XIII sec.), la diruta abbazia della Trinità a Venosa, formata da due chiese accostate dell'XI e XII secolo. Notevoli anche i castelli, come quello normanno di Irsina (ora municipio) e quello di Federico II a Lagopesole, incompiuto, del 1242.
pag. 1 2